Due giorni di XVI MotoRaduno, dalle Ville alle Crete fino a Piazza del Mercato. Con qualche assenza di troppo e un conto che non ci aspettavamo.

Ci sono raduni che si misurano da quante moto ci sono in piazza. E poi ci sono questi, che si misurano da quanta gente torna a casa con qualcosa addosso che la mattina prima non aveva.

Sabato, e vabbè.

Ritrovo al Bellosguardo alle 14:30. Eravamo pochini, inutile girarci intorno. Qualcuno dei nostri aveva evidentemente di meglio da fare, e va bene così. Peccato per loro, perché il giro è stato di quelli da raccontare per un pezzo: strade e stradine che per qualcuno erano troppo strette e per qualcun altro una scoperta, curve mai fatte, asfalto buono sotto le gomme. Sosta breve per il caffè e per le necessità del caso, con qualche irriducibile che ha attaccato col gelato alle quattro del pomeriggio.

Rientro in Valdarno passando da Firenze e arrivo alle Ville con una puntualità che a noi, storicamente, non appartiene.

Alla festa, stessa musica: si poteva essere in più. Ma agli amici del CPV Le Ville non interessa quanti siamo, ci trattano da amici, da fratelli e basta. Lele e Claudio hanno fatto saltellare e ballare e la festa è stata proprio bella!!!

In tarda serata è pure spuntata una spaghettata fuori programma che nessuno aveva chiesto e che si sono mangiati tutti.

Domenica, quella vera.

Sveglia presta e staff al completo, perché la nostra partenza si incrociava con la Cicloturistica di Montevarchi. Alla fine il servizio d’ordine in partenza glielo abbiamo praticamente fatto noi, e ci è scappato anche lo spettacolo di seicento ciclisti che si muovono tutti insieme. Poi la colazione di Perla e dei ragazzi della Cooperativa Marameo, quelli a cui andrà la nostra beneficenza e a cui andrà pure qualcosina in più, perché se la sono meritata: dolci fatti in casa e roba da tavola di famiglia, altro che colazione da raduno.

Poi via, sulle nostre strade e su quelle senesi. Le Crete la mattina non si spiegano, si guardano. Asciano, Rapolano, e piano piano siamo arrivati a Siena. Da Porta Romana in su la città ci ha accolto come si accoglie qualcuno che si aspettava: le stradine, il rumore dei motori che rimbalza sulle pietre, e alla fine Piazza del Mercato, con le moto sotto lo splendido Tartarugone a cinquanta metri dal Campo. Il giro in piazza ce lo ricordiamo tutti.

E poi l’Onda.

Alla sede della Contrada  Capitana dell’Onda ci hanno aperto le braccia. Saranno stati i colori che condividiamo, sarà stato altro, ma ci hanno trattati come gente di casa. Pici all’aglione e peposo da leccarsi i baffi, e c’era chi arrivava da fuori regione e l’aglione non l’aveva mai sentito in vita sua. In cinquanta hanno fatto la visita al museo di contrada, un’ora a bocca aperta dietro a una contradaiola che raccontava da fenomeno.

Molti di noi sono ripartiti col fazzoletto bianco e azzurro al collo. E non è un souvenir, quello, è il motivo per cui più di qualcuno se l’è annodato piano, guardandolo un attimo di troppo. Dentro quella sede abbiamo capito una cosa che in Valdarno non te la insegna nessuno: che si può appartenere a un pezzo di strada lungo duecento metri, e che quel pezzo di strada poi ti tiene stretto per tutta la vita. Qualcuno ha tirato su col naso e ha dato la colpa al vento della giornata. Qualcun altro, rimettendosi il casco, pensava a una cosa sola, e cioè che in contrada bisogna nascerci e noi non ci siamo nati. Siamo ripartiti un po’ più ricchi e un bel po’ più invidiosi.

Il conto, invece, ce l’ha fatto il Comune.

Di beneficenza ne avremmo fatta molta di più. Per parcheggiare le nostre moto tutte insieme abbiamo dovuto versare al Comune di Siena 400 euro di occupazione di suolo pubblico, cifra che abbiamo scoperto all’ultimo momento utile, dopo settimane in cui quell’informazione, semplicemente, non è mai arrivata. Quattrocento euro che erano destinati a chi ne ha bisogno e che sono finiti nelle casse comunali. Il come e il perché sono dettagli che qui interessano poco. Interessa il risultato: una giornata che poteva essere un raduno perfetto, degno del nostro nome, ha una riga di bilancio che non si meritava.

Per il 2027 abbiamo imparato la lezione 

I grazie, che sono tanti.

Agli amici del CPV Le Ville, che anche stavolta si sono superati. A Lele e Claudio, che ci hanno fatto fare persino le flessioni (mannaggia a voi). A Perla e a tutta la squadra della Marameo per una colazione di famiglia. Ai membri dello staff e del Consiglio Direttivo che si sono fatti in quattro per tirare su questa cosa. Alle staffette, che sabato e domenica, rimaste orfane delle guide, hanno dimostrato di essere davvero di un altro livello. A Carlo Dolfi, cicerone insuperabile, che ci ha portati a Siena, ci ha fatto conoscere la sua città e gli amici dell’Onda, e senza il quale questa domenica non esisteva. E ai nuovi amici della Contrada Capitana dell’Onda, che ci hanno fatto capire cosa significa vivere un posto e appartenergli.

Ci siamo divertiti come matti

Chi c’era lo racconta e chi non c’era si mangia le mani.